Scegliere in fretta

Si dice che la fretta sia cattiva consigliera, d’altro canto spesso non abbiamo tutto il tempo del mondo per scegliere. Avendo tempo si può indagare, informarsi e alla fine scegliere secondo ragione, ma spesso la vita ci fornisce risorse limitate, sia per conoscenza che per tempo. Nella pratica schermistica per esempio rinviare una decisione di pochi decimi di secondo spesso significa venir colpiti senza possibilità di replica; e al contempo decidere male porta facilmente all’andare incontro ad una lama metallica.

L’abilità di scegliere bene nonostante le scarse informazioni, il poco tempo e in condizioni di stress è quella che maggiormente determina la natura del leader. Scegliere significa dividere, tagliare, separare le possibilità ed eleggerne una a migliore: per questo spesso la spada rientra nell’iconografia del regnante, come in quella della giustizia.
Per allenarsi a questa abilità è utile partire da una constatazione all’apparenza banale: tutti noi scegliamo, sempre; anche quando sembra che non stiamo decidendo nulla in realtà abbiamo compiuto una scelta: quella di non decidere. Questa è nota come “scelta zero”; in ogni campo in ogni frangente in cui si ponga una scelta, noi possiamo scegliere di non scegliere, sia esso un “pensarci su”, un “dormirci sopra” o semplicemente un “fregarsene”. In ognuno di questi casi noi abbiamo attuato la scelta zero.

Sebbene talvolta possa assumere rilevanza strategica, la scelta zero in genere non è una grande scelta, perchè ci lascia in balia degli eventi e non ci permette di imporre un ritmo ed un andamento diverso a quanto accade attorno a noi.

Una prima via di uscita dalla scelta zero potrebbe essere una decisione casuale, del tipo che spesso si attua per “prendere tempo”, semplicemente scompigliando le carte e dando qualcosa a cui pensare al nostro avversario. Ma non sempre abbiamo di fronte un avversario.

Una forma più sottile consiste nello scegliere “quando” agire, più che “come” agire. Questo tipo di scelta è quella classica dei grandi strateghi della storia. Per avvicinarci a quest’ultima forma di scelta occorre andare oltre l’ansia che solitamente accompagna l’atto di scegliere e cercare di maturare un atteggiamento distaccato: se noi scegliamo sempre, anche quando procastiniamo, non stiamo facendo nulla al di fuori della nostra normalità, quindi siamo pienamente nel nostro; con un ribaltamento di paradigma, il momento della scelta non è un momento apicale, non è un caso estremo, non più di quanto non lo sia respirare.

Se ci concentriamo sul nostro respiro possiamo vedere come ci siano dei momenti di inspirazione e dei momenti di espirazione, allo stesso modo ci sono momenti in cui includiamo informazioni e momenti in cui esterniamo decisioni. E nello stesso modo ci sono attimi in cui non facciamo ne uno ne l’altro, istanti in cui i nostri polmoni sono vuoti e altri in cui i polmoni sono pieni, ma in entrambi i casi, fermi.

Se replichiamo lo stesso flusso ciclico del respiro applicandolo al processo decisionale, l’atto stesso di “prendere” una decisione sarà per noi facile come respirare, una succedersi naturale di eventi che deriva da quanto sappiamo e da quanto percepiamo del problema in esame; non un momento di stress, ne un momento di tensione o di irrigidimento, ma semplicemente un processo fisiologico.

In momenti critici “respireremo” velocemente e le decisioni si succederanno rapide, in momenti di tranquillità potremo ponderare di più e dedicare più tempo ad assorbire informazioni. A qualcuno verrà più facile il primo caso, ad altri il secondo, ma partendo da quanto ci risulta più spontaneo sarà facile modulare il “respiro” per adeguarlo alle mutate esigenze che la situazione imporrà di volta in volta.