Mantenere la calma

Sulla carta molte azioni risultano semplici da portare a termine, ma nella realtà molte cose possono mettersi di traverso al nostro cammino. Tra le avversità che risultano più difficili da controllare possiamo annoverare quelle che nascono all’interno della nostra psiche: mi riferisco a quelle volte in cui non intervengono palesi eventi esterni ad intralciare il nostro operato, ma ciò nonostante falliamo nell’esecuzione di un compito. Quando l’azione è diretta contro un opponente, come nel combattimento, è facile imputare il nostro fallimento all’altro, in realtà quasi sempre siamo noi stessi la fonte delle nostre sconfitte.
D’altro canto non è facile mantenere la calma sotto pressione, mantenersi lucidi e concentrati quando le emozioni ribollono sotto la superficie della nostra mente cosciente. Anche perché più tentiamo di placare le nostre emozioni e più queste trovano strade alternative per manifestarsi, e queste strade alternative minano sempre il buon esito delle nostre azioni. Controllare le emozioni, anche quando funziona, ci costringe comunque a un dispendio di energie e di attenzione che vengono deviati dal nostro obiettivo principale.

Mantenersi focalizzati sul proprio compito a discapito delle condizioni al contorno e delle proprie emozioni è uno dei requisiti principali per evitare passi falsi e raggiungere i propri obiettivi; questo è vero nella vita reale e lo è ancor più nella scherma. Ma come fare?

Ci sono vari sistemi, ma ve ne propongo uno tanto semplice quanto efficace. La prima cosa fare è imparare ad osservare le proprie emozioni per quello che sono, distaccandosi dal momento specifico in cui le sperimentiamo. Non dobbiamo reprimere le emozioni o raccontarci favole sul fatto che sono altro o che sono giustificate da quanto accade; osserviamole per come si presentano, lasciamole parlare, onestamente, senza nasconderci e senza timore: nessuno ci giudica, adottate il distacco dello scienziato che osserva un fenomeno fisico.

A forza di osservare le vostre emozioni scoprirete che hanno spesso delle origini comuni. Le radici delle nostre emozioni non sono mai tante, alla fine siamo animali molto semplici, se non nelle manifestazioni, almeno nei bisogni.

Scopriremo che le emozioni sono delle sentinelle che si attivano quando uno dei nostri bisogni fondamentali viene messo in pericolo, o anche solo quando vi è la possibilità remota che questo accada.

Con questa consapevolezza non vorrete certo sopprimere le vostre emozioni e privarvi così di potenti alleati, però se non convogliate la loro energia, questa verrà dispersa. Si tratta di imparare a dirigere le vostre emozioni verso un obiettivo.

Un altro passo fondamentale è imparare a bilanciare le emozioni tra di loro, compensando gli aspetti dell’una con gli aspetti di altre, dosando opportunamente i vostri sentimenti.
All’inizio il nostro controllo sarà molto ridotto. Per esempio provare rabbia è una cosa più che naturale, ma manifestarla non sempre è utile e opportuno. Reprimere la rabbia non è consigliabile, prima o poi la pentola scoppia; piuttosto, per iniziare, possiamo dirigere la rabbia contro un altro obiettivo: accartocciare un foglio di carta è meglio che strangolare un collega. O ancora possiamo dirigere la nostra rabbia in un commento velatamente sarcastico. O ancora sorridere all’interlocutore mentre visualizziamo l’azione di sbattergli la testa contro il muro.

A mano a mano che ci esercitiamo nel deviare l’energia delle nostre emozioni possiamo divenire abbastanza bravi da trasformare istinti distruttivi in azioni costruttive, possiamo addirittura spostare l’erompere dell’emozione in un tempo futuro in modo da evitare che interferisca nel momento critico in cui ci troviamo.

Un terzo passo fondamentale è disidentificarci dalle emozioni; noi proviamo delle emozioni ma non siamo le nostre emozioni. Dobbiamo renderci conto che quasi mai è una questione personale, ma si tratta semplicemente di reazioni connaturate al nostro modo di essere. Noi proviamo rabbia, paura, ansia, smarrimento e quasi sempre associamo la cosa a qualcuno. Siamo bravissimi a dare la colpa all’esterno, a trovare capri espiatori. Ma se osserviamo bene le emozioni scopriamo che esse hanno vita propria, non vengono generate da tizio o da caio, sono solo fenomeni endogeni. Con ogni probabilità si sarebbero generate ugualmente, la causa esterna che percepiamo come l’origine è solo un pretesto della nostra psiche per portare alla luce delle incertezze insite profondamente in noi.

Quindi non prendetela sul personale, la persona che vi fa arrabbiare quasi mai è conscia di quello che fa: nel peggiore dei casi recita un copione scritto dalle proprie paure interne.

Se capite questo non avrete più bisogno di frenare le vostre emozioni, non più di quato abbiate bisogno di frenare il vento: se c’è vento vi coprite, ritirate i panni stesi e quant’altro, ma non tentate né di fermarlo né di far finta che non esista; è semplicemente un fenomeno che va tenuto in considerazione e gestito, nulla più. Così è per le emozioni.

Con questi tre semplici principi, osservazione spassionata, comprensione delle radici e disidentificazione potete imparare a navigare sul profondo mare delle emozioni.

Buon vento.