Leggere le persone

Leggo da “Le Scienze”, edizione on line del 25 giugno:

“Un uomo è in piedi sul marciapiede e solleva la mano destra. Semplicemente guardando quell’uomo, senza altri indizi, saremmo in grado di capire cosa intende fare?

In accordo con una posizione dominante nell’ambito della ricerca neuroscientifica e della psicologia cognitiva, avremmo dovuto rispondere a questa domanda con un secco no. Inoltre, avremmo dovuto specificare che, in assenza di informazioni contestuali – quali ad esempio la presenza di un taxi in arrivo – è impossibile capire cosa una persona stia per fare semplicemente osservando come si muove.

Tuttavia, una recente ricerca condotta dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dell’Università di Torino mette in dubbio questa posizione aprendo un nuovo scenario: secondo i risultati dello studio, descritti nell’articolo “Intentions in the Brain: the Unveiling of Mister Hyde” pubblicato sulla rivista internazionale The Neuroscientist, il significato che attribuiamo a un’azione compiuta da un individuo dipende dal modo in cui essa viene eseguita più che dal contesto in cui si svolge, perché l’intenzione è “nascosta” nel movimento stesso.”

La cosa non mi stupisce molto: la conoscenza del meccanismo alla base dei cosidetti neuroni specchio già di per se comporta la raccolta di informazioni da parte della nostra mente inconscia, informazioni utilizzate per l’appunto per simulare i comportamenti delle altre persone in modo da valutare le intenzioni che le hanno determinate.

Ancor di più, la pratica del duello avvicina a quel tipo di esperienze mistiche che sconfinano con la preveggenza dei movimenti dell’avversario. E infatti molto dell’allenamento di sala è volto da un lato a nascondere le proprie intenzioni e dall’altro a intelleggere quelle dell’avversario.

Spesso capita di avere una comprensione improvvisa sulle intenzioni delle persone con le quali interagiamo, gli anglofoni chiamano questa esperienza insight, letteralmente visione interiore. Il fatto di avere una visione interiore di cosa muove l’altra persona è proprio coerente con la teoria secondo cui il nostro subconscio simula le azioni/reazioni degli altri. Il fatto che i dati di partenza di questa elaborazione siano intrinseci nel gesto e non, per esempio nello sguardo è confermato dalla pratica schermistica, in cui spesso il volto è celato da una maschera che impedisce di vedere gli occhi o le espressioni facciali del contendente. Quello che guarda lo schermidore non è il volto, bensì il complesso di movimenti di tutto il corpo. A tutti gli effetti, allo schermidore serve una visione globale, olistica per l’appunto.

Cosa confermata anche da un’altra pratica. Se volete scoprire chi vi mente, narra la leggenda che dovete guardare dritto negli occhi. Dico leggenda perchè, come ben sanno gli imbroglioni, i truffatori e gli ipnotizzatori, per imbrogliare qualcuno è necessario aver prima catturato il loro sguardo; “A me gli occhi!” recitavano i prestigiatori di un tempo. Guardarsi occhi negli occhi è ottimo tra innamorati e con persone di totale fiducia, ma se temete che vi vogliano fregare… guardatevene bene. Molto meglio tenere gli occhi sfocati e guardare tutta la persona nel complesso: sarà più facile capire le loro intenzioni e addirittura se stanno per aggredirvi… Ricordatevene quando qualcuno vi ferma per strada, borseggiatori e aggressori puntano sempre a distrarvi per approfittare di quegli attimi in cui il vostro sguardo viene portato altrove.