Alimentare la mente

VI SYMPOSIUM EDUCATIVO-CULTURALE: “Nutrizione & Psiche”

Intervento: Alimentare la mente: nutrimento della psiche nell’allenamento sportivo e non.

La mente è processo fisiologico e come tale richiede una serie di attenzioni simili a quelle che richiede il corpo. Sebbene tutti siano consci della necessità della mente di riposarsi, pochi pongono attenzione alla sua necessità di “cibarsi”. La mancanza di nutrimento della mente rischia di rendere sterile l’allenamento riducendolo ad un mero atto motorio, togliendo presenza e autoconsapevolezza alla pratica, limitando a tal punto i nostri progressi fino al punto di annullarli del tutto.

Una corretta alimentazione mentale è invece essenziale, nell’allenamento come nella vita quotidiana, per ristabilire armonia psicofisica e permettere allo spirito di raggiungere le sue vette.

Oggi parleremo dell’alimentazione della mente. L’argomento nasce dall’esperienza che abbiamo maturato nell’ambito dell’allenamento schermistico, e della scherma storica in particolare, ma ve lo proponiamo perché pensiamo che le implicazioni vadano oltre l’ambito dell’arte marziale e siano applicabili a tutti i campi della vita.

In sintesi i punti che vogliamo trattare sono i seguenti: l’attenzione, la consapevolezza, la presenza e l’attitudine.

La pratica dell’allenamento è sostanzialmente l’apprendimento di nuove capacità e competenze. Gli allievi vengono a lezione per apprendere l’arte della scherma, ma la stessa situazione si ha nella scuola e nel mondo del lavoro: ossia le persone devono affrontare argomenti complessi e mettere in azione le proprie capacità per ottenere dei risultati.

Nello stesso modo noi ci nutriamo per fornire al nostro organismo gli elementi essenziali per ottenere una crescita corporea e l’energia necessaria per preservare e ricostruire il nostro corpo.

Ora, sappiamo che il cibo deve essere della giusta quantità: né troppo poco, né troppo tanto. Inoltre deve essere di buona qualità: fresco, non avariato, non troppo raffinato, ecc. Inoltre la natura dei nutrienti deve essere opportunamente bilanciata: non troppi grassi, non troppi zuccheri, ecc.

In somma, servono proporzione, qualità, ed equilibrio.

Allo stesso modo la nostra psiche deve essere opportunamente supportata con nutrienti proporzionati, qualitativi ed equilibrati. Questi nutrienti, parlando di psiche, sono le esperienze, e la digestione avviene tramite la nostra consapevolezza.

Nell’allenamento devo mantenere viva l’attenzione dell’allievo in modo che la sua psiche sia sempre ben presente sul lavoro che si sta svolgendo:

  • Se l’allievo si annoia, posso lavorare con il suo subconscio, ma perdo le sue facoltà superiori, quindi posso allenare solo riflessi condizionati.

  • Se l’allievo è ipereccitato, non riesce a cogliere le sfumature delle varie tecniche e non riesce quindi a correggere i propri errori. Il miglioramento diventa molto difficile.

Se riesco a mantenere viva l’attenzione senza causare un’indigestione di novità, posso ottenere un giusto equilibrio di consapevolezza. Possiamo dire che la consapevolezza nasce dall’equilibrio dell’attenzione.

Possiamo inoltre dire che attenzione e consapevolezza siano parte del processo digestivo degli eventi vissuti. Ed è questa digestione che porta alla costruzione di nuove capacità e di nuove competenze.

Se non mettiamo attenzione nella nostra esperienza quotidiana, stiamo buttando via le esperienze che viviamo, e da queste esperienze non riusciamo a trarre nulla di utile: né nuova conoscenza, né nuove abilità.

C’è però una complicazione ulteriore: l’attitudine.

Così come non riusciamo ad essere pienamente consapevoli di quello a cui non prestiamo attenzione, allo stesso modo non riusciamo ad esperire pienamente il mondo quando non abbiamo la giusta attitudine, cioè una mente aperta.

Avere una mente chiusa ci impedisce:

  • di lanciarci in nuove imprese

  • di metterci in gioco, sottraendoci al confronto

  • di mettere in discussione quello che già sappiamo

Di fatto una cattiva attitudine crea un filtro che ci impedisce di vedere la bellezza della vita e ci rinchiude in un mondo falsamente rassicurante. Si parla in questo caso di bolla percettiva.

Come una persona che mangia cibo malsano ma non se ne rende conto perché non assaggia mai altro, così le persone con la mente chiusa credono di sapere tutto quello che c’è da sapere e fanno delle proprie convinzioni una questione di fede assoluta.

Però l’assoluto non è di questo mondo. La relazione invece sì.

Avere la mente aperta è essere in relazione con gli altri e con il mondo; è il modo per affinare sia l’attenzione che l’attitudine. Noi chiamiamo questo concetto: presenza.

Se siete presenti, i vostri progressi saranno continui e stupefacenti. Se invece vivete con il pilota automatico vi limitate a reagire agli stimoli esterni con risposte preconfezionate che non vi apportano nessuna crescita. Nell’immediato questo comporta l’adozione di strategie non adeguate alle situazioni, ma a lungo andare si crea una sorta di sterilità mentale ed una sclerosi emotiva.

In cosa ponete l’attenzione determina l’apertura del vostro campo visivo e, in definitiva, la qualità della vostra esperienza in questo mondo.