Il perchè della scherma come arte marziale

Che senso ha praticare un’arte marziale come la scherma storica nell’epoca odierna?

Nessuno di noi gira armato di spada, ne i possibili aggressori sono armati in tal modo. Le armi che si possono incontrare “per strada” sono molto dissimili da quelle storiche. Persino i coltelli che un malintenzionato potrebbe estrarre per minacciarci hanno poco o nulla a che vedere con le daghe storiche, per cui di tutte le tecniche “storiche” non possono avere utilità pratica nella vita quotidiana. Almeno a prima vista.

 Il fatto è che la scherma occidentale non si basa sulle tecniche, bensì sui principi; sarebbe lungo parlarne ora, trovate qualche nota in merito qui <link a principi e tecniche>. Senza entrare nei dettagli il concetto molto semplice è che una tecnica è l’applicazione di uno o più principi applicati in un preciso contesto. Siccome la realtà del combattimento è varia e mutevole e le circostanze sono sempre tra le più variegate, è poco saggio affidarsi a delle tecniche. Una buona autodifesa si deve basare necessariamente su dei principi, in modo che il praticante possa adeguarsi alle più svariate situazioni. E questo in base ad uno dei principi fondamentali, quello dell’adattabilità.

 In quest’ottica si capisce che un guerriero ben addestrato non si scompone se non è presente la sua arma d’elezione, e al contrario riesce a difendersi in ogni frangente al meglio delle possibilità contingenti. E già questo è utile.

Ma andiamo oltre: la gestione del combattimento riguarda certamente il movimento del corpo, ma in senso olistico riguarda molto di più lo sviluppo delle percezioni e il dominio delle emozioni.

 In termini di autodifesa l’abitudine a percepire con attenzione l’ambiente in cui ci muoviamo già ci permette di evitare la maggior parte delle brutte situazioni in cui potremmo andare a cacciarci. Ma l’utilità è innegabile anche al di fuori del contesto della difesa: pensate all’utilità di una maggiore percettività quando guidate, quando camminate vicino ad un cantiere edile (ce ne sono tanti per strada) o in generale quando vi trovate in un luogo pericoloso (il che potrebbe essere una fonderia, ma anche semplicemente una cucina male organizzata….)

Veniamo poi al controllo delle emozioni, il pezzo forte, che da solo varrebbe ogni singolo minuto di allenamento nella scherma storica a cui potete sottoporvi. Gestire un duello all’arma bianca, con un avversario a pochi passi da voi, ben intenzionato a colpirvi con un oggetto metallico è un test molto forte per la vostra emotività. Sapere che le armi non sono affilate, che avete sufficienti protezioni e che in fondo l’avversario non vi vuole “uccidere” è di scarsissima consolazione; quando siete lì, nel duello, qualcosa di atavico si risveglia in voi e sperimentate tutte le emozioni più forti:

  • paura per la vostra incolumità

  • paura del fallimento

  • frustrazione nel non riuscire

  • rabbia

  • senso di soffocamento

  • disperazione

ma sperimenterete anche

  • lucidità

  • esaltazione

  • senso di onnipotenza

  • leggerezza

  • senso di invincibilità.

 e non è detto che le emozioni del primo gruppo siano più pericolose di quelle del scondo gruppo.

 Passare attraverso questo mare di emozioni ed imparare a dominarle vi rende liberi, sviluppa una forza di spirito sostenuta da una serenità e da una leggerezza difficili da spiegare. Rimette in prospettiva tutti i problemi della vostra giornata, della vostra vita, e vi da la certezza di riuscire a risolvere tutto, con il dovuto tempo e con la dovuta dedizione. Vi insegna a prendere in mano le vostre responsabilità e a non disperarvi per ciò che non dipende da voi.

 Questo è parte dello sviluppo armonico del guerriero e accresce la qualità della vostra vita in ogni ambito.

Questo è il motivo per cui pratico un’arte marziale vetusta con armi anacronistiche.

Questo è il motivo per cui chiamo fratelli quelli che praticano con me.